Nome: da "albidum"
(lat.), di colore chiaro (Pico, 1788), o dal cognome del conte De Borch
a cui il Vittadini (1831) dedicò questa specie, per averlo per primo
descritto. Nomi volgari: tartufo bianchetto o marzuolo. Periodo di raccolta (L.R.34/87): dal 15 gennaio al 30
aprile.
CARPOFORO
- in genere rotondo, ma anche gibboso; solitamente di piccole
dimensioni: in terreni sciolti e nei coltivi può raggiungere anche i
5-10 cm di diametro. PERIDIO - liscio di colore molto variabile dal biancastro ocraceo
(per cui può essere confuso con il tartufo bianco pregiato) all'arancio
scuro fino al color ruggine e a volte anche maculato. GLEBA - biancastra inizialmente, in alcuni esemplari varia con la
maturazione, ad un colore fulvo; a volte fuligginosa; rossastro bruna o
addirittura violacea; venature piuttosto larghe, poco numerose,
ramificate, biancastre e tendenti ad imbrunire all'aria a maturazione. PROFUMO - decisamente agliaceo e penetrante (forte odore di
acetilene). SAPORE - non molto gradevole e spesso anche da cotto risulta
molto indigesto. ASCHI - globosi, sub-clavati, per lo più sessili o
sub-peduncolanti, misurati 60-100 x 60-80 micron, contenenti da uno a
tre spore, più raramente con quattro spore (Ceruti, 1960). SPORE - globoso-ellitiche, debolmente brunossastre, regolarmente
reticolate a piccole maglie (a nido d'ape), misurano19-55 x 16-35 micron
(eccezionalmente 40-45 x 30-32 micron) (Ceruti, 1960). HABITAT - preferisce terreni sciolti e sabbiosi pur adattandosi
anche ad ambienti più difficili. Fruttifica in particolare nelle pinete
litoranee (pino marittimo, domestico e d'Aleppo) ed in quelle collinari
(pino nero e laricio). Si trova nei boschi di latifoglie, puri o misti,
come i querceti di roverella e cerro dei versanti ben esposti. Matura da
dicembre ad aprile, ma il periodo migliore per gustarne appieno la
qualità organolettiche è febbraio-marzo.