Sacro e profano alla maniera degli Zuccari

Nel trattare di questo disegno, io non intendo entrare nella Sacra Teologia, come in un altro Cielo empireo in terra, e discorrere del gran mistero della Santissima Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo, tre persone, e un sole Iddio, una sola essenza, una sola sostanza, una sola divinità; [...]. E perché il disegno, o idea non è se non delle cose create, io ragionerò di questo disegno divino interno co’ filosofi, seguendo in particolare Platone, e dirò che esso, Iddio facitore del mondo e di tutte le cose, che in esso si contengono, supreme, mezzane, ed inferiori, in Dio sono anco di tutte queste cose l’idee.
(Federico Zuccari, L’idea de’ pittori, scultori et architetti, 1607, ed. Roma 1768)

Le dimensioni del sacro e del profano da sempre trovano nell’arte un’ampia trattazione sia nell’iconografia religiosa che nella dimensione del pro-fanum -letteralmente ciò che sta fuori dal tempio - descrivendo gli eventi che sono parte della vita dell’uomo. L’Umanesimo vive tale dualismo nel vivace dibattito fra ritorno all’antico, al mondo classico e il dogma cristiano, confronto da cui scaturisce la divina proportio, paradigma che non ha perduto oggi la sua capacità di provocare, proponendo la sfida della via virtuosa nel rapporto fra fede e ragione.
Il dibattito si acuisce in pieno Cinquecento, nella Maniera, periodo in cui confluiscono impeti riformisti e controriformisti; questi ultimi traducono i dettami dogmatici e catechetici della Chiesa Cattolica del Concilio di Trento raccolti da San Carlo Borromeo. Gli artisti si misurano con i precetti conciliari ognuno secondo la propria inclinazione, il proprio vissuto e patrimonio teorico, portatori di esiti spesso differenti, come nel caso dell’urbinate Federico Barocci e dei vadesi Taddeo e Federico Zuccari.

Gli Zuccari elaborano un linguaggio artistico che raggiunge le corti italiane ed anche quelle europee, testimoniando quanto la loro pittura sia stata capace di interpretare il proprio tempo e la propria cultura. La fortuna dell’esperienza estetica zuccaresca teorizzata da Federico, canonizzata nella rifondazione e strutturazione dell’Accademia di San Luca, 1593, e difesa dai decisi attacchi di committenti ed artisti traduce l’esperienza pittorica degli exempla Michelangelo e Raffaello in un virtuosismo disegnativo che si ripete fino a sfociare nell’iconismo. Gli artisti vadesi conquistano da protagonisti l’ambiente culturale romano e il palcoscenico internazionale, elaborando un linguaggio raffinato che interpreta l’esperienza del classicismo, bloccato nell’ideale estetico della Controriforma. È una pittura che si serve dei principi della retorica, che nell’ostentazione degli exempla del passato mostrati come in cahier d’artiste dal quale attingere, costituisce un modello per le successive generazioni di artisti. Nell’esaltazione dei modi stilistici della Maniera moderna, nel recupero enfatico del mondo classico e pagano si apre la possibilità per gli Zuccari di affrontare temi dal carattere moraleggiante, trattare soggetti onirici e letterari da cui emerge l’anima innovativa degli artisti vadesi.

Dopo le grandi monografie sul tema - C. Acidini Luchinat, Taddeo e Federico Zuccari : fratelli pittori del Cinquecento, Milano 1999; B. Cleri, a cura di, Per Taddeo e Federico Zuccari nelle Marche, Ancona 1994, fino alla mostra Innocente e calunniato: Federico Zuccari (1539/40-1609) e le vendette d’artista, catalogo della mostra, a cura di C. Acidini e di E. Capretti, Firenze 2009 - e l’acquisizione da parte dello Stato di nuovi dipinti conservati a Urbino nella Galleria Nazionale delle Marche, la mostra di Sant’Angelo in Vado si propone di intraprendere un’ulteriore riflessione costruita sulle opere in mostra, leggendo la produzione degli Zuccari al di là della cifra stilistica e iconografica che raccoglie significati religiosi in un tempo di contraddizioni. Lo studio si rivolge ai modi con i quali nell’opera si trasmette l’ideale classico nel mondo del mito e nella simbologia pagana, sintetizzando entrambi in un discorso etico svolto con i toni della retorica, a volte colorato di polemica.
Si intende inoltre indagare la portata della diffusione del linguaggio degli Zuccari nel territorio del Ducato Roveresco attraverso il fenomeno delle copie e la ripresa dei modelli di Taddeo e Federico, testimoniata dalla grande produzione di stampe che traducono attraverso l’incisione le geniali invenzioni dei Maestri diffondendone la conoscenza nell’Europa intera.

Una sezione è dedicata allo scultore Giovampietro Zuccari, cugino dei più celebri Tadeo e Federico, Maestro di un’importante bottega di plasticatori e intagliatori del legno che opera in Umbria - a Perugia esegue opere documentate - lasciando a Sant’Angelo in Vado una vera e propria tradizione in tale ambito, lo testimoniano i numerosi arredi lignei realizzati da artisti locali per le chiese vadesi come Santa Maria dei Servi, Santa Caterina al Corso, Santa Caterina delle Bastarde, Santa Chiara, San Filippo, San Bernardino e San Francesco.
Principio ispiratore della mostra è la considerazione che queste opere realizzate fra la seconda metà del XVI secolo e il primo quarto del successivo non rappresentano solo valori passati o materiali per l’analisi filologica ed estetica, ma sono tracce che spiegano dimensioni culturali non ancora sufficien temente indagate e portatrici di senso per la conoscenza, radici culturali di un territorio.